Vi è qualcosa di più malvagio, a Milano, del caldo torrido che fa sciogliere l’asfalto sotto i tacchi.
Qualcosa di più oscuro,inafferrabile e a tratti lontano dalla comprensione razionale. E io che pensavo ai tacchi delle mie decolleté  rosse scomparsi sotto cinque centimetri di asfalto rovente. O alla metropolitana-simmenthal delle 8.00 del mattino quando annusi tuo malgrado le ascelle dei vicini che si slanciano in tentativi di frottage.

No, ragazzi.

Sappiate che il lato oscuro di Milano è un altro. Ed è pronto a strizzarti l’occhio con noncurante lascivia dai 6X3 alla fermata dell’autobus e dagli annunci sul web per poi condurti verso selve oscure.

È come la casa di marzapane di Hansel e Gretel.

E’ la fricchettona di Terminus in The Walking Dead che ti accoglie con un sorriso e un pezzo di carne. Umana.

È il sorriso di Miranda Priestley.

E’ tutto questo e ancora di più.

Parliamo del cercare casa in affitto e di tutte le sue implicazioni. Chi è di stomaco debole può interrompere qui la lettura e andare a vedere qualcosa di più rassicurante, come la  Chiesa di San Bernardino alle ossa di Milano.

Per i temerari, benvenuti nel tormento: cercare casa a Milano, ai tempi di internet,dei social e dei vampiri immobiliari 2.0. 

Parto da un flashback.
L’ ultima volta che cercai casa in Sardegna, ricordo vividamente il numero fresco di stampa del Baratto, unico supporto, oltre al caro e vecchio passaparola per trovare una soluzione abitativa. Mi ero armata di tre evidenziatori e una penna nera: il verde evidenziava quelle papabili da andare a visitare, il giallo quelle da chiamare in seconda battuta e l’arancio per la categoria “ultima spiaggia”. Man mano che chiamavo annotavo con cerchi e frecce e trascrivevo sul mio blocco  le varie informazioni. Visitai 40 case prima di trovare quella giusta e tra queste ricordo un appartamento ricavato in un corridoio senza finestre ma solo con “pratiche ventole” e un tugurio dove vivevano sei persone con un solo bagno da due metri quadri e una cucina in cui si alternavano pentole a pressione usate come posacenere e pastiglie di imodium abbandonate sul tavolo. Quando visitai la 40esima, ormai ero giunta alle evidenziazioni arancioni e quasi svenni per la felicita di trovare una camera in una casa degna di tal nome. Conservo ancora il foglio, stropicciato per aver trascorso tanto tempo in borsa, con numeri di telefono, proprietari e mie considerazioni.

Pensai che il peggio fosse passato. Che ormai avessi acquisito il dono dell’onniscienza immobiliare valido in qualsiasi angolo del globo.

Sbagliavo.

A distanza di molti anni da quel momento, rieccomi qui. Il block notes è stato sostituito dall’ipad e il web è zeppo di annunci. Che ci vorrà mai a trovare una casa? Per di più stavolta non da sola quindi agevolata anche dalla doppia ricerca?

Illusi.

Ora,se avessi un millesimo della genialità artistica di Zerocalcare riassumerei con un fumetto questa condizione esistenziale che almeno una volta nella vita ci tocca affrontare. Essendone sprovvista, ci provo con un decalogo ed ecco allora, dopo oltre un mese di ricerca, il resoconto delle 10 situazioni in cui ci si abbatte nel cercar casa a Milano:

1- Mai fidarsi delle apparenze ( e tantomeno delle fotografie).

Avete presente i panini del Mac? Quelli che in foto sembrano sostanziosi e traboccanti e che dal vivo hanno bisogno di una cura ricostituente? Ecco. La proporzione è la seguente: più le foto sono belle e più la fregatura è dietro l’angolo. Dietro ogni foto di appartamento pubblicata sul web c’è uno studio di prospettive ed angoli che nemmeno il Brunelleschi. E, così, i loculi diventano super open space e le macchie di muffa e le crepe alle pareti spariscono per riapparire, come per magia, al momento della visita. Quindi, quando dalle fotografie una casa risulta troppo bella, troppo perfetta, troppo luminosa…(troppo, insomma!), iniziate a farvi delle domande.

2- “Ogni scarrafone è bello a mamma sua”.

Un tema riassunto nella frase: “Ma vi rendete conto della bellezza di questo immobile? Una bomboniera, ragazzi, una bomboniera!”.

Cari padroni di casa, prima di cercare di affittar casa a prezzi improponibili, chiedetevi se voi – onestamente – sareste disposti a vivere in uno spazio dove per passare nei corridoi ci si deve mettere di lato. Rientrano in questa categoria anche quei proprietari da “last call”, ovvero coloro che dicono di averla già “praticamente affittata” a tre/quattro persone ma che, chissà perché, continuano a mostrarla al prossimo dicendo che si tratta di una occasione da prendere al volo. Poi vai a rivedere l’annuncio e scopri che è stato postato a marzo. Del  2015.

3- “Ogni buco è galleria”.

Abbiamo visto spazi ricavati in ogni angolo possibile anche contro ogni principio di logica abitativa. Bagni dentro le cucine, separati da un muretto, porte  o sportelli che aprendosi sbattono ovunque, cucine talmente microscopiche da rischiare di ustionarsi con i fuochi mentre si lavano i bicchieri, corridoi ridotti per far più spazio all’appartamento e lasciati senza finestre, tavoli tagliati a metà e addossati al muro per risparmiare centimetri.
Ci sono poi le prospettive di Escher dove prendi un ascensore sino al terzo piano e poi fai una rampa di scale in discesa per un piano che non esiste.
E case dove l’unico spazio per il divano è a due centimetri  dal tavolo da cucina.

4- La verità sta nel mezzo. O no?

Quando la casa sta in centro, la cucina è di un metro quadro, se ha la cucina grande sta nella città vicina, a 30 km dal centro.
Se l’interno è impeccabile e perfetto, potrebbe trattarsi di un garage.
Se c’è il terrazzo, questo sarà più grande dell’intera casa e calcolando l’ipotenusa degli angoli si ottiene lo spazio dedicato ai sanitari.
Più la casa è bella e più sarà un piano rialzato ( con ascensore) in periferia
Più è brutta e piccola più sarà in super centro.
Se la sala è di 50 mq il bagno non ha il bidet, se c è il camino non c’è  la finestra, se c’è la lavastoviglie e il frigo di ultima generazione il bagno è alla turca e vi si accede tramite ballatoio.
La casa recentemente ristrutturata e “abitata pochissimo” è infestata dagli spettri.
E poi c’è la tua casa quasi perfetta. Peccato sia stata costruita sopra un un quartiere non bonificato ma reso impeccabile nel suo perimetro. Intorno a te la tangenziale, il Bronx, le case occupate. E un asilo. Mancano solo gli zombie ed è la città perfetta del Governatore di The Walking Dead.

Insomma…una via di mezzo, no?

5- Posizioni strategiche.

Gli indirizzi di base, sono spesso indicativi e vanno per zone. Quindi senti solo dire: posizione strategica. Poi scopri che la metro più vicina è a 2 chilometri e l’unico autobus presente impiega 45 minuti ad arrivare alla fermata perché fa il giro del quartiere. Oppure è sì a due passi dalla metro. Ma si parla della M4, attiva nel 2022. Forse. 

6- W il riciclo. Occhio alla differenza tra vintage, d’epoca e “vecchiume che non vogliamo in casa”.

Case guazzabuglio di mobili improponibili, vetrate vintage dove le suggestive decorazioni sono state create dalla muffa, arredi accatastati in ogni dove pur di far scena o riciclati da chissà quando. Spesso, la casa “vissuta”, consiste in un divano dove a parlare sono le macchie variopinte sul tessuto che però, a detta del proprietario,“un attimo in lavanderia e torna nuovo” o bagni  costruiti talmente tanti anni fa che non credo di aver mai visto nemmeno nelle case dei centenari sardi.

7 – I soppalchi.

Ma che belle le case col soppalco!Vero. Quello che però esiste solo nella tua mente. Gli altri sono ballatoi dove il letto non ci sta ma  c’è  solo il materasso “più suggestivo, fa bene alla schiena”. Oppure sono ritagli di muro dove rischi un trauma cranico a ogni risveglio. Ma il premio per il miglior soluzione abitativa va a un open space modernissimo con soppalco in mezzo alla sala. Alla domanda: “Come vi si accede dato che non c’è nemmeno lo spazio e la conformazione per la scala?” La pronta risposta è stata: “Il vecchio proprietario era uno sportivo e ci saliva al volo, con un salto. Hop! Lo stiamo proponendo così, ci si tiene in forma”.

8-  Le agenzie

Semplifichiamo la cosa, allora. Contattiamo tot agenzie e chiediamo di fare il lavoro di scrematura. O incappi in quelle che per qualche centinaia di euro ti fanno accedere al proprio archivio (a scatola chiusa) e senza il pagamento preventivo non ti fanno nemmeno vedere le foto o pagherai la percentuale dopo. La seconda opzione sarebbe quasi auspicabile. Se non si ripetesse, con meticolosa continuità  una situazione tipo:

  • Salve, sto cercando un bilocale piano alto, arredato e nuovo nelle zone A, B e C.
  • Ho la casa che fa per lei!  Un trilocale, piano rialzato, completamente vuoto nelle zone F e G. Fidatevi, è la casa perfetta!

9-  I Casting. Pensavate finisse qui?

Quello che succede quando trovi la casa che ti piace e pensi: ok, è fatta, basta mandare i documenti.

Credici.

Quei documenti sono: curriculum, carta d’identità, busta paga, contratto, albero genealogico almeno sino al 1200 redatto da un amanuense su pergamena, dodici lettere di referenze e, se a fare il lavoro sporco del far vedere le case è il figlio, ti attende il fatidico colloquio con la mamma. Poi, magari, scopri che la casa è già stata affidata ad amici di famiglia.

10- Ma che pretese! O: Ma cosa ci vuole a trovare casa?

Ovvero quello che ti senti dire da buona parte delle persone con le quali ti sfoghi. Per tutti loro: rileggete dal punto 1 🙂

 

PS: Dato che molti di voi penseranno: ma che case avete visto? O: ma volete spendere 200 euro e avere l’attico? In realtà, si cercava semplicemente una casa degna di questo nome e non di appellativi come: tetris, loculo, scatola di Leonardo o caverna.

 

PS2: i non seguaci di The Walking Dead mi perdoneranno per la citazioni. Ma vi assicuro, è più facile sopravvivere a una apocalisse zombie che trovar casa in un mese.

PS3: Grazie a Simone per avermi ricordato situazioni che la mia mente aveva censurato e avermi supportato nella stesura di questo post.

 

E voi in che situazioni vi siete imbattuti nella vostra ricerca? Raccontatele con un commento!

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