Accade sempre così. Arriva settembre, la mia casa inizia a non sembrare più una sauna finlandese come accade da giugno ad agosto ( e qui aprirei una parentesi sull’invivibilità di Milano durante l’estate ma non basterebbe una collana a fascicoli) e vengo presa dalla smania di mettere in ordine, riarredare e modificare l’assetto dell’appartamento. E quando parli di un monolocale stile “Il ragazzo di campagna”, diciamo che la sensazione più tenera è quella di esser tornati bambini e giocare a tetris.

Lì capisci l’importanza dei centimetri, degli angoli e scopri un mondo di applicazioni per ipad che applicando qualche principio – che ho sicuramente studiato in geometria ma non ricordo- ti calcolano profondità, altezza, lunghezza e, magari, ti dicono pure: guarda, fai prima a mettere dei ganci e osare le mensole sospese. Tutto bellissimo e innovativo. Se, però, portassi con me i dati quando vado all’Ikea, felice come una bimba dentro il campo di mini palline colorate, a scegliere i pezzi migliori in grado di “risolvermi la vita”. Che, in soldoni, significa spender poco per dare un senso alla catasta di libri, scarpe e vestiti che tra poco mi darà lo sfratto. Insomma, presa dalla smania della piccola montatrice di mobili di legno svedese, chiedo ad Alberto di accompagnarmi all’Ikea. Di sabato pomeriggio. Mai, mai, mai più. Sembrava di esser finiti nel bel mezzo di un pogo infuocato durante gli anni d’oro degli Iron Maiden. Ma senza musica. E con un percorso a ostacoli, fatto di coppiette pucciose che, giustamente, scelgono ogni dettaglio del loro nido d’amore avvinghiati come koala, passeggini, bambini urlanti e signore del Sud che urlano: “Ma qui, ci sta la caponata??”. Mantengo un certo contegno zen e mentre Alberto sparisce ogni qualvolta io entro in contemplazione mistica di una cassettiera, mi rendo conto di non avere con me nemmeno una misura. Ma sì, dai. Ci vivo da tre anni, saprò come è fatta casa mia. Allora avvio una forma di calcolo basata su un complicato algoritmo che mette in sequenza il mio braccio, la lunghezza dell’ultima gonna indossata in Fashion week e il numero di libri che occupavano quello spazio. Per poi concludere con : “Ah, questa ci sta di sicuro! La prendo bianca. O nera? Bella nera. Ma…questa mi piace di più. Hey, ma tu sei quella di prima in turchese? Sei tu la prescelta! E, anzi, già che ci sono, torno pure indietro a prendere la lampada dello stesso colore. Mentre fantastico sul romanticismo di una cromo terapia fai da te, ecco una libreria, che però fa anche da cassettiera, meno larga della precedente. E se prendessi questa? Con la coda dell’occhio, vedo la polo a righe rosse e blu di Alberto che mi guarda sconsolato. È già passata un’ora e siamo ancora al reparto due. Insomma, prendiamo i codici di tutte e ci pensiamo quando arriviamo al ritiro mobili. Nel frattempo, lungo il cammino prendo, in ordine sparso: una insalatiera, un set di pentole, i sostegni per le tende, la carta igienica turchese ( ormai siamo nel mood) , candele, adesivi a muro, due mug ( di cui uno turchese, ovviamente), mestoli, divisori per armadi, porta scarpe. Raggiungo Alberto con il sacchetto giallo gonfio come un otre e sentenzio: Beh, io ho risolto! Devo solo ritirare i mobili. Ma…quello non è il settore bagno? Devo prendere qualcosa!
In realtà non prendo nulla visto che il mio cervello ha momentaneamente oscurato la memoria visiva del mio bagno e non ricordo nemmeno su che lato chiuda la porta.
Arrivo velocemente al ritiro mobili e mentre aspetto il mio inconsapevole compagno di sventure, penso che il 90% di quello che ho preso non mi serve. Lo lascerò al momento del pagamento, guardando con gli occhi di Bambi una cassiera che cercherà di strapparmi i bulbi oculari con un cacciavite a stella.
Riguardo le foto dei codici ed eccoci, nell’Area 2, alla ricerca delle scatole. ” Forse ti conviene prendere qualcosa di già montato”, mi fa Alberto. Sollevo le spalle. A me, che amo il tetris e sbavo davanti a brico non si pone nemmeno una domanda del genere.
Nel frattempo, cambio idea altre dieci volte, vedendo mobiletti più carini e pratici, scovando una scarpiera già montata ( sempre turchese) ma cambiando nuovamente idea quando ne trovo una a metà prezzo, bianca, in legno. Alla fine, prendiamo le due scatole e affrontiamo il traffico del sabato sera. “La prossima volta che mi proponi l’Ikea, mi arpionerò alla Play”, commenta Alberto. Maddai, alla fine è stato divertente. E, poi, non vedo l’ora di arrivare a casa a montare i miei acquisti.
Sono le due del mattino. Finisco di lavorare al pc e decido di aprire la prima delle due scatole, convita non serva null’altro che spirito di osservazione e capacita di assemblaggio. Un po’ come le sorprese dell’Ovetto Kinder, che monti senza nulla. Fortunatamente è sabato sera e tutti i miei vicini sono fuori. Guardo le istruzioni della prima scatola, scopro in quanti modi posso morire nella fase di montaggio e la richiudo. Apro la seconda: servono più cacciaviti che per l’assemblaggio della tour Eiffel.
Rimetto tutto nelle scatole e vado a dormire sconsolata.
Domani andrò al Brico. E so che sarà la millechiodi a risolvere tutti i miei problemi.
O una chiamata ad Alberto.

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