20150816-152701-55621219.jpg
Preciso e meticoloso, battuta veloce, mai scontata, ritmi cadenzati. J Ax è così, risponde colpo su colpo, senza troppe pause, anticipa le domande andando dritto al punto. Più che un’intervista, un esercizio di free style.
Riesco a rintracciarlo tra un concerto e l’altro, per una chiacchierata che mi travolge come un fiume in piena. Ecco il risultato per il nuovo numero de L’Unione in Tv.

Ha sempre la risposta pronta, J.Ax. Veloce, niente giri di parole, dritto al punto e senza peli sulla lingua. Nella musica come nella vita di tutti i giorni. Lo incontriamo nel pieno del tour che in questi giorni lo porta in Sardegna, mentre Maria Salvador, definita da Claudio Cecchetto “il tormentone dell’estate 2015“, cavalca i 15 milioni di visualizzazioni su Youtube e “Il bello di esser brutti” è doppio disco di platino con oltre 100mila copie vendute. Una carriera ventennale, quella di Alessandro Aleotti, che con l’ultimo album si mette a nudo raccontando quel mondo di svantaggiati, di “poco popolari” che arrivano al traguardo da veri vincitori; un mondo, quello di cui J-Ax si fa pieno portavoce, dove la vera arma segreta è la diversità. Il disco, maturo, molto autocritico prima ancora che critico, prodotto dalla Newtopia, la label indipendente fondata con Fedez, è da ascoltare e riascoltare prestando attenzione ad ogni parola, metafora e condanna nei confronti di una società contraddittoria dove si deve: “ricominciare da meno di zero e raccontarvi veramente non l’immagine vincente che la gente prova a vendere di sé”.

“Un artigiano di successo famoso in Italia”, si definiva in una recente intervista. È questa la vera identità di Alessandro Aleotti ?

Ma assolutamente!Un artigiano che comunque punta ad industrializzarsi, aumentando le proprie competenze in modo da sostituirsi a qualsiasi filtro che sta tra sé e il pubblico.

Ha riassunto il nuovo lavoro discografico come “l’album dell’immaturalità consapevolmente saggia”. Si sente ancora un Peter Pan come canta in Intro?
Forse è l’unica cosa per cui non ho rimpianti. Ho mantenuto un’attitudine che mi permette di provare empatia per tutti gli emarginati sociali. Anche se alla mia età è solito naturale guardare i giovani, prenderli in giro dicendo: “Eh, ai nostri tempi!”, a me questo non succede. È una promessa mantenuta al me stesso adolescente.

Un disco che parte dando il benvenuto ai perdenti ma dove si analizzano, anche e senza filtri, una serie di contraddizioni.
Secondo me questo album è una roba che si capisce quando si è più in là nella vita. La dualità bene-male fa parte dell’essere umano; allo stesso tempo nel disco cerco anche di far vedere le mie contraddizioni facendo autocritica prima ancora che critica. Lo dico anche in “Rock City”, “è piena di contraddizioni questa città proprio come me”: quando è povera è di destra quanto è ricca è anarchica.

Quanto è bello, effettivamente, esser brutti?
Il concetto, quello che ho concretizzato oggi, con un disco che considero il più grande successo della mia carriera, l’ho realizzato molto in là con gli anni. Se quando eravamo piccoli, in un certo momento della nostra vita, non fossimo stati brutti, anche socialmente brutti non solo di persona, non avremmo avuto il tempo di stare in camera a coltivare le nostre passioni, nel mio caso la musica, i fumetti e i videogiochi. Se fossimo stati i belli, quelli popolari, saremmo stati sempre fuori a limonare e non a casa a far crescere le nostre passioni. Di questo dobbiamo ringraziare: essere brutti ti permette di esercitare lo stile.

Si dice, infatti, che nei momenti di difficoltà vengono fuori le intuizioni più brillanti.
Non a caso i cinesi hanno una parola che si scrive nella stessa maniera e significa contemporaneamente crisi e opportunità.

Il racconto della città gioca su un altro binomio, quello tra centro e periferia. E’ anche, il suo rapporto con Milano?
Con Milano ho un rapporto bipolare, di odio e amore. Mai come oggi, poi, con gli enormi flussi di persone che migrando tentano di arrivare dalla periferia del mondo al centro, il binomio è diventato macro ed è sotto gli occhi di tutti.

In Maria Salvador, la hit da oltre 15 milioni di visualizzazioni, canta: “Ogni vizio una condanna, ciò che ami poi t’ammazza”. Cosa uccide, più di ogni altra cosa, la nostra società?
L’abuso! Una cosa che comprende tutti gli essere umani. La nostra società tralascia le cause, si occupa sempre di mettere le pezze sugli effetti. Pensiamo alle storie di quelle persone che, magari, avevano la passione del Rolex e si sono rovinate. Che fai, metti fuori legge gli orologi? L’essere umano ha dei buchi dentro che a volte colma con le droghe, l’alcool o il cibo o con dipendenze di ogni tipo, da quelle religiose alle sessuali e il problema sta nell’io. Quello che diventa un vizio poi t’ucciderà: le sigarette, la grappa e anche guardare Rete 4!

A settembre tornerà in tv con Sorci Verdi. E sarà su quella Rai che “da Cocciante passa a Ax, è come la nonna che ti passa dalla valeriana al crack”. Possiamo anticipare qualcosa?
La Rai rappresenta benissimo il nostro Paese: c’è una forte spinta onnipresente, conservatrice ed estrosa. Però, soprattutto in seconda serata, viene data la possibilità per parlare da un altro pulpito. Sono convinto che se c’è un posto dove la satira può tornare in Tv, quel posto è la Rai, è sempre stato così. Tenterò di fare una cosa per divertirmi e per divertire chi ascolta: qualcosa di diverso, mai visto in tv. Nel corso delle puntate, ci sarò io in una cantina – perché i sorci verdi sono le pantegane milanesi che a furia di inquinamento son diventate verdi e brillano al buioi – che presento un mix di cose: ci saranno una serie di contenuti filmati e scritti da noi, l’ospite musicale, l’intervista, il monologo all’inizio. Insomma, è un po’ come quelli show americani che piacciono a me, ma fatti all’italiana. E, attenzione, non in senso negativo!

A proposito di Rai. Sente ancora Suor Cristina?

È in giro per il mondo, spero di rivederla prima di Natale. Ho letto del problemaccio con lo stalker, avrebbe dovuto chiamare me, avrei risolto tutto in due minuti!

In cosa si sente cambiato e in cosa simile dal J-Ax di 20 anni fa?
Si è ridotto molto l’ego, quello di sicuro. Spero di essere più bravo in quello che faccio.

Parliamo dell’avventura con Fedez e di Newtopia. Come prende il via la vostra collaborazione?
Il nostro è prima di tutto un rispetto artistico, trasformatosi in collaborazione e poi in amicizia. Siamo molto diversi e per questo ci completiamo. E’ un gioco sul dolce amaro che funziona molto bene: dove lui spinge troppo con l’impulsività, ragiono io e viceversa.

Avete entrambi preso spesso posizione davanti a eventi di cronaca o di carattere politico, venendo accusati di entrare in contesti che non vi riguardavano.
Il contesto riguarda tutti: studenti, artisti, lavoratori, pensionati…Ad averci portati in tale situazione è il fatto che la gente veda nella politica qualcosa che non ci riguarda quando, invece, siamo noi quelli che dovrebbero dettare le regole di questo gioco ma non lo facciamo. Chi ha fatto i soldi onestamente e paga le tasse, può permettersi di tirare le orecchie a un politico. Una cosina ogni tanto la posso dire, come il pensionato che ha lavorato tanto nella vita, il precario che non riesce a trovare un lavoro: tutti possiamo dire la nostra cosa e i politici devono rendere conto a noi di quello che dicono e non viceversa: fa parte del loro mestiere essere messi sotto torchio e sotto scrutinio da parte del cittadino. E io sono un cittadino. Diciamo ai ragazzi di guardare con pensiero critico la civiltà o la non civiltà che ci circonda, criticandola e pensando con la propria testa. E si può fare, anche arrivando in tv, facendo rap e avendo la possibilità di sbugiardare un politico.

In chiusura, potrebbe riassumersi in una frase?
Sono come un mutante, figlio di tante cose diverse che vanno da Berlinguer a Drive in.

20150816-153405-56045261.jpg

20150816-153405-56045643.jpg

20150816-153404-56044878.jpg

20150816-153406-56046020.jpg

20150816-153406-56046401.jpg

Annunci