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È bastato un ascolto per capire che la loro Everytime sarebbe diventata un vero e proprio tormentone. Una hit che, prima di esser tale, è frutto di una gavetta lunga, alimentata dalla forza di chi sa che i sogni possono diventare realtà. E i The Kolors sull’importanza dei sogni ci credono eccome! Basta sentirli parlare, sentire il fiume in piena delle loro parole decise, senza fronzoli e la concretezza che sta dietro Stash e compagni. Li incontro a Milano, sono passati alcuni giorni dalla vittoria di Amici e, tra dischi di platino e sold out, prove su prove, la band mantiene tutta la freschezza da grandi occasioni. Questo è il risultato della nostra chiacchierata, pubblicata su L’Unione in Tv.

Credere nei propri sogni, con fermezza e senza snaturarsi. Ne sono certi i The Kolors che sulla loro identità musicale non hanno mai avuto tentennamenti, nemmeno quando le possibilità sembravano ridursi o i “no” diventavano più frequenti. Quella di Stash Fiordispino, Daniele Mona e Alex Fiordispino, è una ventata di freschezza e sperimentazione nel panorama musicale nazionale che ha conquistato in pochi mesi. “Out“, il loro primo disco (già multiplatino) prodotto dalla Baraonda di Lorenzo Suraci che ha creduto in loro, è primo in classifica da quattro settimane, vendendo oltre 100.000 copie. I The Kolors, nati 2010, esordiscono suonando nei piccoli locali milanesi per arrivare ad aprire concerti di artisti internazionali come Paolo Nutini, Gossip, Hurts e Atoms for Peace. La vera rivelazione arriva però con Amici 2015 quando, ottenendo un successo televisivo esplosivo ed inaspettato, i The Kolors si sono aggiudicati il primo posto e il premio della critica. In attesa della partenza per il tour – la prima data, il 10 luglio a Roma è già sold out- incontriamo Stash: ciuffo perfetto, matita nera negli occhi e la grinta di chi sa il fatto suo, ci dedica una chiacchierata durante la pausa prove.

Vincitori assoluti di Amici, doppio disco di platino e primo posto in classifica. Aspettavate un tale successo?
Per niente. Se mi avessero fatto la stessa domanda un anno fa, non avrei mai potuto pensare a tutto questo. È stata una cosa spiazzante, ovviamente a livello positivo. Mandavamo 50.000 mail a settimana per chiedere di poter aprire un concerto o suonare nei locali, facevamo tutto da soli. Il fatto che cantassimo in inglese per molti era considerata una barriera insormontabile. Dicevano: “è impossibile spingere quella roba lì!”

E se le chiedessi ora di proiettarsi al 2016?
Mi sto abituando a non fare pronostici, è tutto imprevedibile. Un anno fa cercavo di convincere qualche band a farci fare un’apertura o promuovere, anche nelle radio locali, il nostro primo disco. Mi lascio portare dal destino ma so che devo lavorare il doppio rispetto a un anno fa. Bisogna mantenere uno standard alto a livello di qualità di lavoro artistico musicale, non come fama, quella è stata un incidente di percorso.

In che senso?
Il mio obiettivo non era quello di diventare famoso ma di riuscire a mandare il mio messaggio e dire la mia nel panorama musicale. Quello che fa da cornice è una figata assurda, certo, ma non il principale obiettivo.

Tra i prezzi da pagare c’è anche quello della perdita di una certa privacy. Le dà fastidio?
Non sono infastidito ma quasi intimorito da questa cosa. Non vorrei che si conoscesse la mia persona come “il fidanzato di” o “il tipo gossip del momento”! Sono qui per fare musica e vorrei passare come quello che ha qualcosa da dire dal punto di vista musicale.

Davanti a quale personaggio sognava, quando era bambino?
Sognavo di diventare come Michael Jackson, mio primissimo e indiscusso idolo. Era nei miei sogni diventare una star della musica. Col passare degli anni ti rendi conto che tutto quel mondo glitterato dura se c’è dietro un contenuto vero e Jackson, Pink Floyd, Queen non erano solo lustrini o icone, avevano qualcosa da dire: dietro Michael, oltre a una forte energia e potenza scenica, c’era un forte messaggio.

E se ci fosse stata la possibilità di un duetto?
Per il mio range vocale, avrei scelto Dirty Diana, cantata al serale di Amici. Ero pronto alla critica della Bertè che ha subito detto:”Tu non sei così, non sei Jacko, sei Stash!”. Aveva perfettamente ragione ma interpretare quel brano in un modo diverso da come l’avrebbe fatto Michael sarebbe contro la mia verità come persona, a prescidere dall’ essere musicista.

Rimanendo in tema duetti, questa volta reali, com’ è stato l’incontro con Renato Zero?
E’ stato un traguardo nella mia vita artistica. Quando Elisa ha proposto il duetto, sono saltato dalla poltroncina. Zero, per me, è un’icona indiscussa, il vero precursione del disco funk anni ’80. Quando Zero ascoltò il nostro provino di “Mi vendo”, disse che non era contento perchè si aspettava un arrangiamento più alla Kolors. Stavo per piangere: essere considerati un’identità di sound riconoscibile a un tale livello è stato emozionante. Di me disse: quello lì mi somiglia tanto perchè ha la mente proiettata in avanti!

Qual è il vostro valore aggiunto?
Sicuramente la nostra credibilità come band. Non abbiamo cambiato nulla del nostro modo di essere, del nostro sound dal punto di vista professionale. Non è cambiato nulla rispetto a quando cantavamo nei localini. La novità, che non ci si aspettava da un programma così mainstream come Amici da cui sono usciti talenti indiscussi della musica italiana, è stata trovare qualcosa di inaspettato. Dal punto di vista personale io non ho mai recitato, nè seguito un copione o una strategia ma sono stato semplicemente me stesso.

E l’incontro con Maria de Filippi è stato provvidenziale.
Maria è la persona più rock che conosca! Sono fiero di esser stato scoperto da lei: ha capito immediatamente il messaggio dei The Kolors. Nel nostro primo provino c’erano una serie di brani che non avevano nulla a che fare con noi e poi abbiamo inserito Everytime come prima traccia. Lei capì che in quella canzone eravamo noi e che, entrando nella scuola, avremmo dovuto proseguire sulla stessa strada.

Siete in partenza per il tour. Passerete anche per la Sardegna?
Per ora no ma speriamo di incontrare presto i fan sardi!

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