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Prendete innovazione, genio, sregolatezza e una buona dose di passione e spirito imprenditoriale. Mescolate il tutto, aggiungeteci un pizzico di mistero e di richiami storici e, dopo, agitate con cura e…mantenete il segreto!
Versate con discrezione ed eccovi servita una storia fuori dal comune e piena di successo, quella del 1930 di Milano, dei suoi ideatori, Flavio Angiolillo e Marco Russo, dei suoi protagonisti e di chi, come Michael Love, ne mette su carta suggestioni e vicende.

Alcuni luoghi sono proiezioni del nostro spirito, dei nostri pensieri. Per questo, ogni volta, li andiamo a caricare di significato. Ci sono posti, poi, che potrebbero essere ovunque: a Roma come a Milano o Berlino o Bruxelles. A renderli speciali è la carica di suggestione che si porta dietro. Capita, così, che sia quello il luogo ideale per iniziare a parlare di storia, antiche dimore, pittori e decorazioni senza rendersi conto delle ore che passano. Entità inesistente quella del tempo, al 1930: un “luogo non luogo” dove perdersi in un tempo dove tutto rimane etereo, al limite dell’evanescenza. “Suonala ancora, Sam”, viene da dire ai musicisti che paiono articolare le note solo per te. “Fermatevi, in una fotografia ingiallita dal tempo”, chiede la mente ai barman che agitano i loro shaker a ritmo tra profumi di spezie, prelibatezze, rarità e antiche ricette.

Ai tempi del proibizionismo i locali dove andare a bere qualcosa in compagnia, erano nascosti nei retrobottega di barbieri, ortofrutta o fotografi. Un affare per pochi eletti, rigorosamente iper conosciuti che potevano sorseggiare qualcosa in compagnia di buona musica. Immaginate questa atmosfera, ricercata e ricreatela, intorno a voi, in ogni particolare, dalla carta da parati a righe verticali panna e caffè, a quella, più cupa, damascata che va a richiamare le decorazioni dell’art-decò fino ai giochi di specchi, leggermente bruniti a scrittoi e ai tavoli da poker.  Ed è subito ricordi di viaggi in idrovolante, di mongolfiere, di sapori forti e ambrati dove i cocktail uniscono in maniera ardita vari sapori lasciando scorrere tutto il resto.

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Ecco una storia di imprenditoria, di ricette anticrisi e di scommesse vinte. Un esempio di innovazione che trova riscontro nella storia del Novecento e dei locali speakeasy, luoghi, come dicevamo, segreti, dedicati solo a pochi intimi.

Con un indirizzo segreto anche per Google Maps e un’ottima (doppia) copertura, il 1930 è l’unico locale speakeasy di Milano e il secondo in Italia.

Un’idea, quella di Angiolillo, nata per ovviare all’overbooking dell’altro locale, sito sui Navigli, il Mag Cafè. “Volevamo creare un posto per coccolare i nostri clienti. La leggenda è stata creata dalla gente e dai giornalisti, non da noi! Nasce così, dopo tanti mesi di lavori di ristrutturazione e altrettanti per cercare i pezzi d’arredamento, il 1930”. Un’idea che viene subito notata dal Sole 24 ore che lo indica come il miglior locale del 2013. Le sorprese sono diverse: intanto, se volete entrare nel mondo del 1930 dovete risolvere l’enigma del sito web, il primo sito speakeasy al mondo: www.1930.sh. Se sarete tra i privilegiati, potrete scoprire le storie nella storia, quelle raccontate ad ogni stagione da Michael Love, scrittore e copywriter che, creando dei particolarissimi cocktail menù, si è aggiudicato il bronzo agli  Adci Awards,  inglobati nel festival della creatività italiana (IF),con la sua agenzia, la  Berlin1948. In ogni romanzo, la storia del locale più segreto di Milano scorre nei decenni, altalenandosi tra il 1930 e il 2014. Ad ogni stagione esce un nuovo menù con le proposte di stagione e un nuovo romanzo che racconta vicende e trame dei protagonisti del luogo. Una bella storia, quella di Michele d’Amore, innamorato della “sua” Sardegna che ha lasciato, solo fisicamente ma mai con la mente che viaggia sulle note di Badde Lontana o, attraverso il racconto della ricetta di un cocktail, tra steppe, battaglie, fiumi e pescherecci in tempesta. Una vicenda, quella di Michael,  fatta di scrittura dal ritmo cadenzato, preciso e secco che si fa dolce e ricca di sfumature nei romanzi per la saga del 1930 ma che vi racconterò, presto, in un altro post.

E, a tal proposito, è appena uscito il quinto episodio della saga, The Bogdan Bridge, un viaggio tra la Milano e la Russia degli anni Quaranta attraverso le pagine di uno strano diario che porta a scoprire luoghi e storie che, in molti casi, sono più vicine di quanto si pensi.

Prima di farvi scervellare sul sito web, vi lascio alla lettura del mio articolo pubblicato lo scorso agosto su L’Unione Sarda dove, oltre alla storia del secret cocktail bar, vi racconto una doppia emigrazione e una scommessa vincente.

Poi, per stare sul pezzo, vi comunico che se volete vedere il volto del 1930 e del Mag, dal 9 ottobre Flavio Angiolillo debutterà sul canale Dmax con “Mixologist“, la sfida dei cocktail.

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STORIA SEGRETA DEL 1930

Articolo pubblicato su L’Unione Sarda del 21/08/2014

Un locale segreto con intorno un’aura leggendaria, un’atmosfera che riporta indietro ai tempi del proibizionismo, una scommessa contro la crisi e uno scrittore sardo che mette su carta vicende di persone e cocktail. Quella che vi raccontiamo è una storia imprenditoriale, di scommesse creative anti crisi e di emigrazione al contrario. Come quella di Michele D’Amore, scrittore e copywriter i cui genitori (padre pugliese e madre marchigiana) mentre i sardi partivano per il Nord Italia, dalla Milano degli anni Sessanta scelgono di trasferirsi a Palau e aprire una rivendita di prodotti alimentari. Un trasferimento difficile segnato da un primo, drammatico ricordo: l’incendio che a fine agosto  1981 devastò Palau. Un momento che segna la scrittura di Michele: ritmica, veloce, senza fronzoli e che lo fa entrare quasi subito tra i volontari operativi della Protezione Civile fino al trasferimento a Milano, l’apertura di una società di comunicazione e l’incontro con Flavio Angiolillo, artefice di “1930”, unico locale speakeasy di Milano (l’altro, in Italia, si trova a Roma). Per spiegarne la logica dobbiamo pensare agli anni Trenta, quando, in pieno proibizionismo, chi voleva bere un cocktail con amici si ritrovava in posti segreti, spesso camuffati da negozi di alimentari, barbieri o studi fotografici. Locali, questi, tornati di moda negli ultimi anni a New York e Londra in primis, ma anche Berlino e Nord Europa; pensate che per accedere a uno dei più famosi speakeasy di New York, il “Please, don’t tell”, bisogna attraversare una paninoteca, entrare in una cabina telefonica e pronunciare una parola d’ordine. Il locale meneghino è protetto invece da una copertura e un sito web che ne rispecchia lo spirito (www.1930.sh) candidato come miglior sito al festival di Cannes (vi hanno lavorato 12 ingegneri). Dietro il progetto ci sono i barman Flavio Angiolillo e Marco Russo le cui storie vengono poi raccontate, in chiave fiabesca, da Michele D’Amore, in arte Michael Love. Anche Flavio viene da una storia di emigrazione: la sua parte dalla Campania e arriva in Francia: lavora a Monte Carlo con i migliori chef, a Londra per Gordon Ramsay, poi parte per i Caraibi e dopo un anno decide di trasferirsi in Italia proprio mentre riprende l’emigrazione giovanile, in piena crisi. “Allora non guardavo il lato economico ma il fatto di imparare e ho iniziato lavando i bicchieri. Se cominci dal basso, non hai aspettative, non hai promesso niente a nessuno: in Italia siete ossessionati dallo studio e dall’avere immediatamente un posto di lavoro ad alti livelli. Troppi laureati per pochi posti di lavoro: è un cane che si morde la coda! A Parigi è più logico e facile fare la gavetta ma serve arroganza, forza e bisogna mirare in alto. Anche da me, in Francia, molte aziende hanno chiuso per via della crisi, ma si sono reinventate. Questo senza lamentarsi come si fa, troppo spesso, in Italia un Paese ricco di bellezza, un luogo dove hai tutto per essere felice”. Così nasce, inizialmente per i clienti più affezionati dell’altro locale gestito da Angiolillo, dopo mesi di sacrifici, lavori di ristrutturazione e altrettanti per cercare i pezzi di arredamento, il “1930”. La leggenda che vi si crea intorno, grazie a visitatori e giornalisti, trascende ogni aspettativa tanto che “Il Sole24ore” lo indica come miglior bar del 2013. Sarà per il locale di copertura che a tutto farebbe pensare fuorchè alla raffinata atmosfera da film belle epoque che si respira all’interno; per gli artisti che vi suonano, provenienti dai palcoscenici internazionali, per i cocktail ricercatissimi o per i misteri che ancora il locale ha da svelare oltre a quello della sua collocazione segreta anche per Google Maps e Foursquare.  Sarà per il piano sotterraneo, ricavato all’interno di un rifugio antiaereo realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale e per il fantasma che di tanto in tanto farebbe parlare di sé. Sarà anche per le storie che ruotano intorno a ogni menù-romanzo che raccoglie i 13 cocktail stagionali, dove si respira aria di Sardegna. Ecco che Michele D’Amore, dopo aver narrato la sua Isola che viaggia sulle note di “Badde lontana”, inizia a raccontare, in un romanzo a puntate, la storia del “1930”, dei suoi protagonisti e dei suoi cocktail. Cambia il ritmo che si fa più leggiadro, sullo stile di uno storytelling che racconta le vicende di un luogo e di Milano ai primi del Novecento.

Un’avventura che prosegue, all’insegna della riservatezza e che potrebbe approdare anche in Sardegna. Ma questo, per ora, è un segreto.

Mariella Cortes 

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