Ho studiato e conosciuto Carol Rama durante gli anni dell’Università, e grazie a Giuliana Altea, ho imparato ad amarla e innamorarmi della sua arte scomoda, difficile e spesso, complicata da spiegare. A pochi giorni dall’inizio della Milano Moda Donna 2014, entrare nello showroom di Antonio Marras in Via Cola di Rienzo, a Milano e trovare una serie di opere – quasi tutte poco o per niente note – di Carol Rama, è stato un colpo al cuore.

Carolina, mia Carolina“. Eccola la dedica, appassionata dello stilista algherese all’artista torinese. Una mostra e una collezione PE2015, presentata in occasione della Settimana della Moda Milanese,  che ho raccontato in due articoli usciti sulle pagine de L’Unione Sarda e che vi riporto di seguito.

 

Rama ispira il 2015 di Antonio Marras
L’Unione Sarda, 13 settembre 2014

«Una volta mi disse: Vorrei essere una goccia d’acqua che, dal rubinetto di casa, scorre veloce per arrivare da Torino al Mediterraneo e fino in Sardegna» così Antonio Marras racconta l’artista Carol Rama, con una «frase d’amore» pronunciata in uno dei loro incontri. «Straordinario – dice Marras- di quelli che cambiano la vita, come fu con Maria Lai». Le opere, i dettagli e l’essenza di Carol Rama si fanno moda, anticipando la sfilata che presenterà la donna di Antonio Marras per la Primavera Estate 2015.

L’anteprima è di quelle che lasciano il segno. «Si apre il mese carolino!», esclama, sorridendo, lo stilista algherese.“Carolina mia Carolina”, collezione di incisioni, stampe e oggetti di Carol Rama, a cura di Francesca Alfano Miglietti e Alessandra Wetzel con allestimento di Antonio Marras, inaugurata l’11 settembre, fa dello showroom in via Cola di Rienzo, a Milano, il tempio celebrativo dell’artista torinese. Carol e Antonio, uniti da quell’urgenza artistica che li avvicina nell’accumulo di memorie, oggetti, foto e vite passate, si sono conosciuti nel 2004 e hanno organizzato insieme la rassegna, ad Alghero, “Noi facciamo, loro guardano”. «La prima volta che andai nella sua casa, a Torino, mi attese sul pianerottolo. Raggiante, mi accolse, avvolta in un mio kimono, in quella sorta di “antro delle streghe”, dove i tavoli erano costellati di oggetti e l’intonaco è sempre rimasto lo stesso per sessant’anni. Un’atmosfera unica. Lei mi accarezzava la testa, mentre mi diceva che avevo una faccia da cattolico”. Classe 1918, Carol Rama, artista scomoda che dà voce all’interdetto, inizia la carriera negli anni Quaranta con acquerelli raffiguranti protesi in legno di gambe e braccia, dentiere, vespasiani, scarpe femminili, colli di volpe e ancora, falli, sedie a rotelle, sessi femminili, pennelli da barba, letti di contenzione, tutti oggetti che vede attorno a sé in casa o nel laboratorio della zia che produce gambe di legno per i mutilati di guerra. Quanto raffigura diviene osceno e scandaloso, al limite dell’imbarazzante, anche quando, negli Sessanta con i Bricolage, incolla su tela occhi finti, denti, unghie e artigli di animale dipingendoci macchie che sembrano, spesso, tracce di materiale organico. Le camere d’aria di bicicletta diventano un riferimento al corpo, quando, negli anni Settanta vengono accatastate, una sull’altra per ricordare budella, membri e pelle. E’ degli anni Ottanta il ritorno al figurativo, con dipinti su fogli riciclati di vecchie mappe catastali e personaggi vestiti con “gomme” ritagliate mentre l’incisione, che poi diviene pretesto per andare oltre, arriva nel 1993, in seguito all’incontro con il gallerista e stampatore Franco Masoero. La consapevolezza ribelle di Carol Rama che ha come maestro «il senso del peccato», la perturbazione di un linguaggio convenzionale è protagonista di “Carolina, mia Carolina” dove le opere più note si mescolano alle collezioni del gallerista Masoero e di Marras con creazioni recenti come quelle realizzate appositamente per lo stilista: disegni di rose, ma anche la camicia dipinta con la nuda visione della virilità e vari disegni. C’è, poi, la sua vita raccontata negli oggetti: il cavallino di legno, gli smalti per unghie utilizzati per dipingere, i piattini impiegati  per mescolare i colori, le tavolozze e le camere d’aria. Ancora filastrocche, canzoni e disegni, rebus da decifrare per entrare nel mondo di Carol. Il rinnovato incontro con Antonio Marras, prosegue un discorso già avviato che si concretizzerà con la nuova Collezione PE 2015 dove il leitmotiv sarà la mano smaltata. «Quando sono andato a rivedere i lavori di Carol, è stata la prima cosa che mi ha colpito. Un disegno che per me è sempre stato quasi un’ossessione». Curioso il confronto con l’altra donna dell’arte del mondo Marras, Maria Lai. Un abisso di differenze, con Rama, due mondi opposti uniti dalla medesima capacità di capire immediatamente le persone. Maria, dolce ma molto severa con se stessa e con gli altri. Carolina, la cui sfrontatezza nasconde timidezza e paura. «Carol, che riesce a trasformare anche le parolacce in poesia. Una dote che hanno solo gli artisti», dice Marras, dando appuntamento al 20 settembre.

photo2 (5)

 

Tulle e disagio, l’arte di Marras

Articolo pubblicato su L’Unione Sarda del 21 settembre 2014

 

 

photo6 (2)

photo3 (9) photo6 (3) photo1 (8) photo4 (6) photo5 (4) photo2 (6)

Annunci