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Premessa: ascolto i Placebo dal 2001, esattamente dal momento in cui, davanti a una Megale Gale vestita da cow girl e a un pubblico infiocchettato di Sanremo, spaccarono una chitarra al termine di Special K.

Che ci facessero Brian Molko & co a Sanremo, a suonare in playback, per giunta, rimase un mistero ma ancora oggi, molto probabilmente perchè non si informano e sono sempre a corto di domande, i conduttori italiani insistono col ricordargli quell’episodio. Ad ogni modo, da quel momento, entrarono di diritto nel mio cuore e acquistai Black Market Music  consumandolo a forza di riascoltare in loop Days Before you came. Vai a capire perchè proprio loro. Ascoltavo – erano i tempi del liceo – i Red Hot Chili Peppers, allora, i Muse, Iron Maiden, Metallica ma loro erano completamente altri. Testi a volte cupi, altre intrisi di un romanticismo strappalacrime, altri ancora che raccontano di situazioni al limite della rottura, di stati psichici alterati e relazioni che vanno e vengono ma lacerano l’anima. Ecco, così riassumo i Placebo che mi colpirono e quel Brian Molko che ha una voce che puoi amare o odiare senza mezze misure. Da allora, ogni loro canzone è stata legata a un periodo particolare. Comprai anche il primo cd (Placebo, 1996)  e il secondo (Without you i’m nothing, 1998) ovvero quello, per i profani, del tormentone Pure Morning.

Sleeping with ghosts del 2003 è, in assoluto il mio album preferito, forse anche perchè lo ascoltai a Londra e quella English Summer Rain mi entrò nelle costole esattamente come la fredda umidità londinese. Mi trovavo, tra l’altro, in vacanza studio alla Goldsmith’s University of Arts la stessa nella quale studiò anche Molko ( scelta ovviamente non casuale, la mia! 😉 >

Nel 2004 esce – sono appena entrata all’Università – Once More With Feeling, una raccolta dei singoli dal 1996 al 2004, con Twenty Years e quel : “We need to concentrate on more than meets the eye”.

http://www.youtube.com/watch?v=EipGZpAUBws

Sempre in pieno periodo universitario ecco Meds e il tormentone di Song to say goodbye il cui video, nella long version ancora più devastante, ci mostra un bambino che si prende cura del padre, ormai impazzito,  che vive in manicomio.     

Meds, album quasi interamente dedicato alla dipendenza da droghe, alcool e relazioni più o meno morbose, racchiude brani energici, spesso con venature positive e ironiche come One of a kind e ballate melanconiche come In the cold light of the morning  che, guardacaso, mi viene in mente sempre nelle umide giornate autunnali.

L’uscita di Battle for the Sun racchiuse una sorpresa del tutto inaspettata: una data del tour a Sarroch. Sarroch???? Già, proprio lei,  la cittadina del cagliaritano che da qualche anno tra il Sarrock Festival e il Sarroch Summer Groove sta ospitando diversi artisti internazionali.

Ovviamente, dopo aver letto il comunicato stampa e aver rischiato un infarto, chiamai subito l’organizzazione per poter avere gli accrediti stampa.

Inizia così, in una calda giornata di agosto un tour on the road con i colleghi di Telesassari.tv,Fry j. Apocaloso e Roberto Achenza ( videomaker istrionici che vi consiglio di andare a scoprire nei loro siti web e su youtube [qui Apocaloso ).

Dopo oltre 200 chilometri arriviamo a Sarroch, ritiriamo i nostri pass e incontriamo colleghi e iniziamo a fare intro e qualche immagine.

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Il concerto inizia puntualissimo ed è quasi paradossale, in quel campo sportivo, assistere a un live intimo che sembra quasi dedicato a quei pochi eletti che hanno attraversato mezza Sardegna e , in alcuni casi, il mare per essere presenti.

Io e Fry sia,o a pochi metri dal palco ma, vuoi l’emozione, vuoi la situazione che pare al limite del paradosso, forse non mi godo nemmeno a pieno la presenza di Molko e co, tutti di bianco vestiti, proprio davanti a me.

 

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Battle for the sun scorre via rapido con i suoi ritmi travolgenti, la voce di Molko perfetta, la batteria di Steve prepotente e scenografica (nonostante avessi il rimpianto di Hewitt), il violino, struggente, di Fiona e la fortissima presenza scenica di Stefan.

Una set list da lasciare senza fiato, con la cover di All Apologies dei Nirvana, una straordinaria Trigger happy Hands dove durante il pogo rischio di contrarre fratture a svariate costole ( ma per una buona causa ) e Breath underwater preceduta dalle parole – è stato laconico come suo solito – ” Children of Sardinia, remember to breath underwater! ”

 

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Sfugge anche, non ricordo però in che punto, un Fuck Berlusconi.

Subito dopo, faccio leva sul mio coraggio da giornalista-stalker- d’assalto e cerco di beccarli per qualche domanda ma, purtroppo, senza successo.

Passano gli anni e mentre esce l’Ep B3 (che onestamente non mi esalta, a parte la traccia omonima, in apertura), mi trasferisco a Milano.

Il 2013 segna due belle sorprese: un countdown annunciato sul sito ufficialehttp://www.placeboworld.co.uk che termina con la proclamazione del nuovo album, Loud Like Love (un titolo un programma) in uscita per settembre. Peccato che siamo ancora a giugno e l’attesa sembra interminabile.

Viene intanto proclamata, ad agosto, la data dell’unico live in Italia: Bologna, 23 novembre… oddio ancora più lontano!

Insomma, facciamo i biglietti, iniziamo a consumare nuovamente il disco e aspettiamo.

Sul disco, devo essere onesta: quando ho ascoltato per la prima volta Too Many friends e il ritornello di Loud Like Love ho quasi gridato allo scandalo. Ma, insomma, quelli mica erano i Placebo che mi avevano fatto innamorare! Che fossi entrata in una sorta di sindrome da settimo anno (ma forse anche nove o dieci) e mi fossi stufata?

Avrà anche un testo interessante, di critica verso i social network e le amicizie virtuali o, meglio, per dirla alla Molko: “il problema non sono i social ma le persone che li utilizzano” ma mi lascia davvero perplessa.

Il 16 settembre, quando i Placebo lanciano addirittura una web tv (Loud Like Love tv) e realizzano un lungo show di presentazione del nuovo album, mi ricredo: ci sono ancora i Placebo che ricordavo. Sono cambiate le tematiche, si sono addolcite e diventate più cariche, la voce di Molko è cambiata, pure (viaggia sui 40 e non è più tempo di minigonne e smokey eyes che nemmeno Kristen Stewart e, a quanto pare, nemmeno di dipendenze da droga e alcool) ma riesce a emozionare come nient’altro.

Ascoltando “In a million little pieces” c’è da sciogliersi in lacrime. Se poi si legge “In un milione di piccoli pezzi”, autobiografia di James Frey che racconta un orribile percorso di disintossicazione da droga e alcool, il significato di ogni parola risuona amplificato all’infinito.

PurifyScene of the crime e Rob the bank (critica nemmeno troppo velata alle banche) catturano con ritmi mai banali mentre Hold on to me e Bosco ricordano le ballate old style della band.

Il concerto del 23 novembre è stato aperto dai Toys che personalmente non conoscevo e, se devo dirla tutta, nonostante l’ansia da concerto che occupava il novanta per cento dell’attenzione, non mi sono affatto dispiaciuti. Abbiamo preso un posto (ottimo, devo dire) in tribuna che si è rivelato ideale grazie all’ottima acustica e conformazione dell’Unipol Arena di Casalecchio di Reno. La novità per me era, in tal caso, aver conosciuto, seppur virtualmente (in barba a Molko e il suo odio verso i social network! ) i ragazzi del fan club italiano con i quali si è deciso di organizzare una sorta di flash mob al termine di Teenage Angst con tanti cartelli con su scritto”THANK YOU” . Il risultato, che sono riuscita a fotografare, con le lacrime agli occhi, dalla tribuna, è stato questo:

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Questo tour prevedeva una sorta di tenda semitrasparente che calava sul palco, dividendo la band dal pubblico, in alcuni momenti. Quando ne sentì parlare rimasi basita e la domanda, lapalissiana fu solo: “ma perchè?”. Alla fine l’effetto “acquario” corredato da un interessante gioco di luce mi ha proprio sorpreso e mi sono dovuta ricredere. Non vi sto a recensire lo spettacolo perchè voglio riservarmi una descrizione accurata per la prossima data, quella del 22 luglio a Milano, ma vi consiglio la lettura di questa recensione che trovo veramente valida

http://boblog.corrieredibologna.corriere.it/2013/11/25/placebo-una-voce-da-stracchino/.

Ps: è finalmente uscita la prima biografia italiana sui Placebo, “Placebo 20 years. La rosa e la corda” di Francesca del Moro. Non sono ancora riuscita a procurare il volume ma mi riprometto di recuperarlo al più presto e farne una recensione!

Ps 2: sempre grazie al fanclub ho scoperto un’ottima cover band dei Placebo, gli Empty Meds!( qui la cover di Kings of Medicine)

Intanto vi lascio con alcuni video fatti durante la serata del 23 novembre!

 

Ci vediamo il 22 luglio a Milano!!!!

sallllllll

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