Crepax, Ritratto di un artista

Valentina è, da sempre, uno dei miei fumetti preferiti. Mi piace quel sapore onirico cucito dal senso di irrealtà che va a pervadere ogni disegno, rendendo ogni storia difficile da scordare. Il mondo di Crepax, in generale, è ricco di sfumature e va a raccontare uno spaccato di storia contemporanea fatta di dettagli di stile, di architettura e dinamiche sociali.

Non potevo, allora, perdermi la mostra, a Palazzo Reale, dal 20 giugno al 15 settembre, “Guido Crepax. Ritratto di un artista” dove ne viene raccontato il mondo e i suoi personaggi, emblema di una città, Milano, in continuo divenire.

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Nato a Milano nel 1933 Guido Crepax, dopo la laurea in architettura, si dedica alla grafica pubblicitaria realizzando compagne per Shell, Campari, Esso, Standa, Rizzoli, Dunlop, Terital, Ivece, Fuji, Breil e Honda. Con oltre 5000 tavole a fumetti, 200 edizioni dei suoi libri per 40 anni di attività, ha inoltre realizzato illustrazioni per giornali, copertine di dischi, complementi d’arredo, moda e design e numerose trasposizioni a Fumetti di alcuni classici della letteratura. Le storie di Valentina, pubblicate a partire dal 1965 su Linus, l’hanno reso noto in tutto il mondo. La fotografa di moda con il caschetto nero, una delle poche eroine protagoniste, è l’unica ad essere invecchiata con il suo autore, scomparso il 31 luglio 2003.

Eroine di carta, sensuali, emancipate,simbolo di una città che si fa strada e detta le regole, soprattutto in fatto di moda e design.

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La Milano di Crepax, location di quasi tutte le sue storie, è una continua fonte di ispirazione: nuovi edifici come la torre Velasqua, gli eleganti Palazzi di Corso Venezia, giardini, cortili dove la tranquillità si alterna vorticosamente con il traffico, i rumori della città e gli affollati mezzanini della metro.

Le più grandi ispirazioni Crepax le va a cercare quando deve vestire Valentina e le altre sue eroine, spesso e volentieri nude, ma che non mancano di strizzare l’occhio al made in Italy nel suo design e, soprattutto, a quello della moda.

Tutto questo viene raccontato nella mostra a Palazzo Reale attraverso teatrini di carta, disegni originali, cartonati e rivisitazioni artistiche. La voce di Valentina accoglie il visitatore che la vede volare su una scopa tra le guglie del Duomo, intenta a lavorare nel suo studio o vestire i panni di una moerna Olympia.

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Valentina, disegnata ispirandosi al mito dell’attrice Loise Brooks e alla moglie di Crepax, Luisa, segna una rottura nel mondo del fumetto e diviene, di fatto, con il suo caschetto nerissimo e gli occhi grandi e malinconici, una icona intramontabile. Fidanzata di Phil Rembrandt – personaggio creato a immagine e somiglianza dell’autore, Valentina, da personaggio secondario, diviene subito protagonista assumendo, di fatto, il vero ruolo di aler-ego di Crepax.

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La moda ha un ruolo fondamentale nella produzione di Crepax: ogni storia ha dietro una ricerca precisa sugli stili di abbigliamento, sugli accessori e sugli oggetti di design che fanno da sfondo ai personaggi. Non a caso fotografa di moda, la sua Valentina sceglie meticolosamente gli abiti che Crepax va a cercare nell’armadio della moglie Luisa, tra le vetrine delle vie dello shopping milanese, sulle pagine di Elle e Vogue e in quelle di libri e saggi di costume. Armani, Krizia, Yves Saint Laurent, Valentino per i capi più classici, ma anche vestiti più eccentrici come, per esempio, i vestiti corti con piastre metalliche alla Paco Rabanne. Crepax va oltre: fa diventare fumetto direttamente le fotografie di moda andando a cambiare, semplicemente la modella: copricapi futuristici in nuovi materiali, mise da spiaggia total in rete ma anche strizzate d’occhio alla Pop Art.

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Antico e moderno, contemporaneità e classicismo si fondono, invece, nelle tendenze dell’arredamento che va a caratterizzare le tavole di Crepax. Pensate alla seggiola di Mackintosh con il suo schienale altissimo, alle raffinate tappezzerie Morris e ai divani di Le Corbusier. Sfogliate le storie di Valentina e delle sue “colleghe” Anita o Bianca, vi ritroverete nel bel mezzo dello studio di Crepax o in  un elegante palazzo di Corso Venezia dove gli stili vengono re interpretati e stravolti; troverete i divani di Frau, la poltrona Ball di Eero Aarnio, la libreria di Franco Albini, le seggiole Thonet o la egg chair di Arne Jacobsen.

Le storie di Crepax sono ispirate al mondo che lo circondava: trent’anni e più di avvenimenti, cambiamenti sociali, musica,suggestioni letterarie e fatti di cronaca. Ci sono gli episodi degli anni di piombo e i brindisi nei locali della Milano da bere, gli eleganti cortili e gli scorci della Milano della tradizione.

C’è, poi, il Crepax meno noto che, a cinque anni dal debutto di Valentina riprende in mano i classici della letteratura e li fa propri. Rilegge “Dracula”, “Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde”, “Le memorie di Casanova”, “Justine” di De Sade mettendo in luce altri aspetti, più nascosti e a volte cui e sensuali delle opere originali. Personalmente sono rimasta molto colpita – anche perché non le conoscevo! – dalle tavole ispirate all’Encyclopedie di Diderot realizzate nel 1971 per il calendario “L’Encyclopedie de Valentina”.

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Insomma, dopo tutto questo, a me è venuta una voglia matta di rileggermi le avventure della strega Baba Yaga e , magari di andarmi pure a rivedere il film diretto da Corrado Farina nel 1973.

Avete visto la mostra? Qual è il vostro fumetto di Crepax preferito?

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