Reputo Salvatore Cambosu uno degli scrittori più raffinati della nostra letteratura contemporanea. La sua opera principe, Miele Amaro, è un complesso viaggio all’interno della cultura della Sardegna nei suoi detti popolari e nelle sue tradizioni. Uno scrittore poco conosciuto e ultimamente riscoperto grazie alla pregevole attività della fondazione Cambosu con sede a Orotelli, suo paese natale. A giugno 2013 due convegni, uno a Melzo in provincia di milano e uno a Orotelli, hanno visto la presentazione dell’opera “Cambosu. Le radici” e di una serie di altre iniziative che avranno luogo nei prossimi mesi. Il mio intervento in occasione dell’appuntamento lombardo, ha riguardato i legami che si instaurano tra gli emigrati sardi e la loro terra di origine con riferimento alla forsennata ricerca del senso delle radici nello scrittore orotellese.
Di seguito il resoconto del convegno a Melzo.

Salvatore Cambosu, lo scrittore nascosto

Scrittore nascosto e maestro di molti. Tziu Boboriccu, come lo chiamavano ad Orotelli, o “s’istudiadu”, è stato un finissimo scrittore che ha dedicato la propria esistenza alla ricerca e salvaguardia delle radici. Sulla scia di questa sua “chiamata all’agire” nasce, grazie all’impegno della Fondazione Cambosu e di Antonello Menne in particolare, Radici, un viaggio alla ri-scoperta di Salvatore Cambosu e all’avvio di una riflessione sull’identità. Presentato a Melzo (Mi) lo scorso 14 giugno, il progetto si compone di una serie di testimonianze sulla vita dello scrittore raccolte in un volume (“Cambosu. Le radici”, Antonello Menne ed Eleonora Frongia) e nel documentario curato dal regista Francesco Casu (“Radici”) . L’impegno congiunto del Comune di Melzo e del suo sindaco, Vittorio Perego, fortemente sensibile al tema, della Fondazione Cambosu e del Sindaco del Comune di Orotelli Nannino Marteddu ha dato il via al primo dei tre appuntamenti (il prossimo è stato ad Orotelli il 22 giugno) dedicati al progetto. “Una tappa importante – ha esordito il moderatore Maurizio Cabras – di un percorso culturale e sociale portato avanti da un gruppo di. sardi per un sardo”. Di Cambosu, dopo la proiezione dell’anteprima del documentario “Radici”, si è detto e parlato tanto, riscattando gli oltre vent’anni di silenzio seguiti alla sua morte. Dal ricordo di Maria Lai (“Cambosu conteneva l’universo intero e non lo sapeva”) a quello dell’intera comunità orotellese, portato dall’assessore comunale Anna Maria Pusceddu. C’è, ancora, nelle parole di Francesco Casu, la “Sardegna di Cambosu, aperta a una nuova visione popolare, in grado di muoversi su corde universali”. Ancora, analizzati dalla linguista Eleonora Frongia, gli stereotipi e l’immagine sbagliata che molti sardi hanno di sé e l’unicità, invece, della Sardegna cambosiana, analizzata nella sua identità reale da “uno scrittore che, a differenza di molti, non pensava di conoscere la verità universale ed era maggiormente interessato a dir qualcosa di importante che a far parlare di sé”.
Spazio, ovviamente, alla descrizione del complesso progetto Radici, un lavoro certosino, fatto di ricerche attente, selezioni, scelta e analisi delle testimonianze raccolte da tre ricercatrici (Maria Giovanna Lunesu, Sabina Corrias e Roberta Morittu) che hanno bussato, armate di telecamera, registratore e taccuini, nelle case di chi ebbe la fortuna di conoscere Cambosu. Di radici si è parlato anche facendo riferimento a quel senso di sradicamento provato dagli emigrati sardi, desiderosi di non perdere il proprio legame con le origini, come ha analizzato la giornalista Mariella Cortes. “Radici son legate al luogo in cui nasci – ha evidenziato Paolo Sabbioni, docente dell’Università Cattolica-; son quanto la cultura riflette in rapporto alle proprie origini ma non vanno intese come unicità, come qualcosa che esclude gli altri: quando l’identità si chiude, le radici scompaiono!”. Immancabile la poesia con l’ex parlamentare Santino Adamo Loddo che ha messo in versi il ricordo di Tziu Boboriccu riportando il discorso al progetto Radici e al suo curatore, l’avvocato e docente universitario Antonello Menne che ha intrecciato i fili dei diversi discorsi per trarne le conclusioni. “L’invito – ha specificato Menne – è quello di recuperare le riflessioni sul tema dell’identità e sulle sue visioni: tali documenti vanno analizzati e messi a disposizione degli altri. L’obiettivo della Fondazione non è solo quello di far conoscere lo scrittore orotellese ma comprendere come noi reagiamo alla lettura di questi grandi scrittori. A nos bidere sanos e, nel senso di una sardità che si confronta – ha concluso Antonello Menne, a nos bidere melzesoso!”.

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